Via la maschera, ma tanti non sono più quelli di prima

Il momento liberatorio finalmente è arrivato, possiamo fare a meno di chirurgiche e FP2, respirare, sbuffare, fischiare, cantare.
Come in uno scenario pirandelliano immaginiamo selciati, prati e strade disseminati di maschere buttate via e il ritorno di facce conosciute e visi amati.
Ma non è sempre così.
Tanti conservano mentalmente la traccia di quel lembo di stoffa quasi potesse nascondere i cambiamenti che sono avvenuti: abbandoni, rifiuto di contatti, rifugio nelle solitudini, silenzi, lontananze inspiegabili. Molti non vogliono ricordare e riprendere frequentazioni, si chiede tempo, ci si giustifica con prudenze eccessive e irrazionali, gli inviti a un incontro non hanno risposte, non si trova nemmeno il tempo per un caffè o un saluto veloce.
E si allontanano ogni giorno di più con modi evasivi, parole minime e formali, affetti raffreddati e spenti. Pensano che non si veda, ma sui loro volti restano i segni della  mascherina come le tracce di gesso sulla scena di un incidente.
È un ulteriore lascito del virus che non troverà posto nelle statistiche e nei decreti ma cambierà delle vite, causerà dolori e dispiaceri. Ma anche sollievi – siamo sinceri -, ché di qualcuno si farà allegramente a meno.

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