MuffArt, quando l’incuria inventa le forme

muffart

Qualcuno ha inventato per Verona la definizione di museo a cielo aperto, ma – apriti cielo! – girando per le strade è facile imbattersi in opere inattese create da muffe, infiltrazioni, scrostamenti mai riparati che, se a volte sorprendono per le forme che ne derivano, sicuramente non danno la percezione di una città ben curata.

Non ci vuole un occhio particolarmente attento per scorgere nei guasti creati da incuria e sciatteria figure fantastiche, animali, personaggi. Dalla parete del Museo di Scienze Naturali su via Museo (un disastro!) Marcel Proust ci guarda scettico; in via Rosa un muro rimanda a Mirò; un mostro si affaccia fumando sulla parete laterale della Loggia di Fra’ Giocondo; i cani sono le creazioni predilette di muffe e croste della Biblioteca Capitolare; sul Conservatorio un clarinetto (quando si dice la coerenza…) percorre la facciata da cima a fondo; l’edificio del Consolato Austriaco invita a una festa; una presenza diabolica presidia l’ingresso della materna Garbini-Colomiatti (e siamo muro a muro con S. Maria in Organo!); un bisonte scalpita alla ex Dogana.
Sono solo alcuni esempi proposti nella galleria che segue, ma la città ne è piena e nell’incuria pubblico e privato si battono alla pari nel progressivo e sembra inarrestabile abbandono del bello che abbiamo ricevuto dal passato.
MuffArt: potrebbe essere lo spunto per una mostra, e non sarebbe una cattiva idea.

Qui la galleria

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