Lisa, Marco e Oreste, paralimpici tutti i giorni nella città impossibile

Mentre l’entusiasmo per i successi a Tokyo dei nostri atleti paralimpici si va  affievolendo, chi non ha in programma la prossima olimpiade continua tutti i giorni ad affrontare una dura realtà alla quale sembra che nessuno ha intenzione di porre rimedio.

Lisa ha 32 anni, cinque anni fa ha perso parzialmente l’uso delle gambe in seguito a un incidente stradale.
Per andare al lavoro si sveglia ogni mattina alle 5. Le serve almeno un’ora per lavarsi e vestirsi, dopo  una colazione veloce s’arrampica sulla sedia a rotelle, prende l’ascensore sperando che non si blocchi e dopo qualche minuto è in strada. Proprio in strada, in mezzo al traffico, perché per arrivare alla fermata del bus i marciapiedi sono pieni di pali, siepi debordanti e altri ostacoli che impediscono il passaggio. E comunque alla fermata del pullman non esiste lo scivolo sul marciapiede per accedere al mezzo, per cui bisogna aspettarlo in strada stando attenta alle auto che arrivano.

Marco ha appena compiuto i 13 anni, ha subito una paralisi infantile che non gli permette di muoversi autonomamente e ha bisogno di essere accompagnato.
Diversamente da Lisa può dormire un po’ in più, la scuola è proprio di fronte a casa e il nonno lo accompagna e riprende tutti i giorni. Potrebbero farcela in pochi minuti attraversando la strada ma manca la rampa sul marciapiede per cui bisogna fare un giro largo. Poi, arrivati all’ingresso della scuola, il nonno va a cercare Gigi, il bidello che lo aiuta a sollevare la carrozzina per superare i sei gradini che portano alle aule.
Dicono che è stata deliberata l’installazione dell’ascensore, ma i lavori non si vedono. E Gigi l’anno prossimo andrà in pensione.

Oreste, 67 anni, ha superato un ictus e ora si muove con un deambulatore.
Esce tutti i giorni per fare piccole spese sotto casa, comprare il giornale, vedere qualche amico al bar. Ogni tanto vorrebbe andare a trovare la figlia e i nipoti nel quartiere vicino ma verde e giallo del semaforo non durano nemmeno trenta secondi e l’attraversamento è lungo. Una volta ci ha provato, ma ha dovuto farlo in tre tappe incalzato dai clacson delle auto che dovevano fermarsi; ha rischiato grosso e non ci prova più.

https://youtu.be/G-PFcfXNhbM

Ogni giorno in città disabili, anziani, genitori col passeggino e persone con problemi motori anche temporanei affrontano ostacoli di ogni tipo per andare al lavoro, fare acquisti, incontrare amici, recarsi nei luoghi di svago o cultura o semplicemente muoversi e passeggiare che sembra sia ancora un diritto.
Chi non può farcela resta a casa; alcuni da una vita.
Uscire di casa per loro significa fronteggiare marciapiedi sconnessi, resi pericolosi da radici e buche; strade senza rampe di accesso oppure presenti da un lato ma non in quello opposto; passaggi pedonali poco visibili o pericolosamente tracciati a ridosso di una curva; parcheggi riservati privi di area di manovra; strumentazioni di gestori di utility varie collocate in modo da rendere impossibile o pericoloso il passaggio; cassonetti posizionati male.
E ci si mettono con solerte impegno anche i privati, con l’occupazione disinvolta di suolo da parte di locali pubblici, siepi condominiali che invadono i marciapiedi, deiezioni canine e sacchi di immondizie, parcheggi per disabili occupati abusivamente.

Si  ritiene che le persone interessate rappresentino una trascurabile percentuale della popolazione, ma non è così. L’ultima audizione Istat presso il Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità (marzo 2021) riporta che “Nel nostro Paese, nel 2019, le persone con disabilità – ovvero che soffrono a causa di problemi di salute, di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali – sono 3 milioni e 150 mila (il 5,2% della popolazione)”.
Applicando quella percentuale alla popolazione veronese risulta che circa 13.000 concittadini versano nelle stesse condizioni; ad essi vanno aggiunte altrettante persone – parenti, caregivers, amici, volontari… – che li assistono, nell’insieme oltre il 10% della popolazione.

Dal 2018 anche la nostra città si è dotata del PEBA (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche), riservato però al solo centro storico, che ha individuato oltre duemila criticità. Ad oggi ne sono state eliminate solo 26 (ripeto, ventisei), mentre restano ancora da localizzare e catalogare le barriere presenti nei quartieri, con una contabilità negativa che assomma a diverse migliaia di ostacoli.
Per quanto riguarda il centro storico Indubbiamente va riconosciuta la difficoltà di operare in un tessuto urbanistico di antica matrice che non sempre offre gli spazi e le condizioni per intervenire, ma è grave – per esempio – che nelle strade dei quartieri o nelle nuove urbanizzazioni lontane dal contesto storico, che non presentano problemi di spazi, si continuino a ignorare le disposizioni di legge (DM n. 236 – art. 8.2, Spazi esterni) sulle dimensioni minime da adottare nei percorsi pedonali e praticamente ovunque mancano gli spazi sufficienti per l’inversione di marcia. Da tener presente che una sedia a rotelle è larga in media 75 centimetri, un deambulatore 65/70, e la legge non considera l’ingombro dei gomiti.

Tutto questo testimonia l’inerzia di chi amministra nei riguardi di un problema che viene sottovalutato e ignorato, ma sarebbe ingiusto e ingeneroso addossare tutte le responsabilità a chi governa o ha governato da Palazzo Barbieri.
Un profondo esame di coscienza va richiesto a chiunque, a partire da chi è dentro al problema, e cioè famiglie e associazioni di volontariato, perché una massa critica di oltre ventimila cittadini non può restare silenziosa su questi e altri diritti; ma innanzitutto devono esprimere un maggior impegno partiti, movimenti, liste e schieramenti che alla mobilità delle persone con difficoltà motorie dedicano qualche riga poco convinta nei programmi elettorali.
Che poi, a elezioni avvenute, si approdi al governo della città o si finisca sui banchi dell’opposizione nessuno può sottrarsi all’impegno per una città a cui non può bastare la sola bellezza se non è accompagnata da eguali opportunità per tutti.

Altri post sulle barriere a Verona sono qui

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