Gli anziani, lo sforzo produttivo e quel Totismo che viene a galla

Di ognuno di noi non tutti sanno tutto; è bene che alcuni aspetti della nostra vita per riservatezza e discrezione siano a conoscenza solo dei parenti e di alcuni amici. Ma non sempre è possibile: prima o poi qualche accadimento, per esempio le superficiali affermazioni di Giovanni Toti – presidente della Regione Liguria praticamente messo al mondo da un vegliardo come Berlusconi –  ci induce a rivelarci un po’ di più anche in pubblico per far capire meglio la vacuità di certe posizioni.

A gennaio compirò 83 anni, svolgo volontariato a favore delle persone disabili e collaboro a Verona In cercando di regalare ironia. Ho superato un cancro e ne ho sventato in tempo un altro. Da oltre venti anni io e mia moglie – già vecchi secondo il neogeriatra Toti – aiutiamo nostra figlia disabile grave e abbiamo cresciuto i suoi ragazzi dal nido fino ad oggi.
Per fortuna abbiamo potuto contare sull’aiuto di tanti amici, vecchi come noi.
Siamo contenti (a tanti che conosciamo è andata peggio) ma il costo è stato altissimo in termini di fatica, paura, giorni e notti in ospedale, lotta impari e persa con le istituzioni. E di risorse economiche: i nostri risparmi ormai si riducono a poco più dei soldi necessari ai nostri funerali.
Come “sforzo produttivo” non mi pare poco…

Certo, ci piacerebbe essere tutelati e finalmente sollevati da fatiche ogni giorno più difficili da sostenere, ma come? Manca tutto ciò che in questo momento tragico alleggerirebbe i gravi disagi e potrebbe ridurre l’impatto della pandemia, ma che chi ci amministra a ogni livello avrebbe dovuto predisporre da tempo e non ha mai realizzato: servizi e assistenza per i disabili, supporto pratico e psicologico ai familiari, attivazione del telelavoro, abbattimento delle barriere di ogni tipo, un dopo di noi dignitoso e diffuso sul territorio; trasporti pubblici efficienti, strutture scolastiche moderne, centri di socialità e cultura nei quartieri; valorizzazione degli anziani coinvolgendoli nei circuiti di formazione, servizi nei quartieri per la consegna della spesa e dei farmaci, etc.
Chi ora propone la riduzione drastica degli spostamenti degli anziani (e magari un loro confinamento) fino a poco fa ha tagliato la Sanità sul territorio e ucciso i negozi di quartiere favorendo la proliferazione dei centri commerciali.

Ma lasciamo perdere Toti, mai come ora le parole qualificano le persone; mi preoccupano invece i tanti (anche amici) che sui social seppure con qualche timido distinguo condividono l’idea.
La condividerei anch’io se ci fossero le condizioni, ma non ce n’è nemmeno una e nessuna può essere realizzata a breve. Dobbiamo convivere tra noi e col virus sapendo che solo facendolo con serietà e rispettando le misure necessarie abbiamo qualche probabilità di uscirne bene.

Chiudo invitando a qualche riflessione, anche a nome dei tanti come noi che se ne stanno in silenzio e si sono definitivamente arresi.
In Italia i dati più ottimistici (ci sono divaricazioni impressionanti tra le statistiche che girano, e questo è già un brutto segno) valutano in circa tre milioni la presenza di disabili gravi e ognuno di essi si porta dietro almeno un’altra persona che lo assiste: un decimo della popolazione italiana.
Il che significa che a Verona circa 25.000 persone affrontano ogni giorno le difficoltà dovute a deficit motori, cognitivi, comportamentali, etc., senza contare gli anziani non autosufficienti. E chi assiste nella maggior parte dei casi è un vecchio che Toti manderebbe chissà dove.
E ne conosco a decine.

Claudio Baglioni, I vecchi

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